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martedì, 25 ottobre 2005

L'EZLN INVITATO AL FORUM SOCIALE MONDIALE A CARACAS

Organizzatori del Forum Sociale Mondiale hanno rivolto un appello alle comunità zapatiste all'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) affinché proseguano "nella costruzione di un mondo dove stiano tutti i mondi", con le loro differenze, "ma con uno stesso impegno" invitandoli a condividere questo sforzo, dal 24 al 29 gennaio 2006, nella città di Caracas, Venezuela.

Con una lettera, cittadini, organizzazioni sociali ed intellettuali come Joao Pedro Stédile, MTS e Vía campesina; Adolfo Pérez Esquivel, premio Nobel per la Pace; Pablo González Casanova, Defensa de la Humanidad; Francois Houtart, Forum Mondiale delle Alternative, e Rafael Freire, Alianza Social Continental, hanno scritto all'EZLN che "L'America Latina si trova in emergenza in un doppio senso. Da una parte, per il dispiegamento economico, culturale e militare implacabile degli Stati Uniti che cerca di sottomettere il continente suoi propositi ed interessi; dall'altra parte per l'insubordinazione dei popoli di cui facciamo parte, che difendono il loro territorio, modalità di vita ed autodeterminazione".

Beverly Keene, il Jubileo Sur Américas; Atilio Boron, Emilio Taddei, José Seoane, Clara Algranati; l'Università di Buenos Aires; Ana Esther Ceceña, Observatorio Latinoamericano de Geopolítica; Joel Suárez, Centro Martin Luther King; Blanca Chancoso; Confederación de Nacionalidades Indígenas de Ecuador; Camille Chalmers e Convergencia de los Pueblos de las Américas, segnalano nella loro missiva che sanno, come l'EZLN, che "se perderemo questa guerra" non ce ne sarà un'altra da combattere. Perciò propongono di combattere come le comunità zapatiste, nei loro spazi, "e con tutte le energie che abbiamo".

Aggiungono che "insieme a molti altri si è costruito il Forum Sociale Mondiale, spazio di incontro, apprendistato, denuncia ed articolazione". Ugualmente, Madres de Plaza de Mayo, linea fondatrice; Campagna per la Smilitarizzazione delle Americhe, Raúl Moreno, Nalú Faría, Sameer Dossani e Nora Cortiñas, segnalano che il Forum Sociale Mondiale nel 2006 sarà realizzato in maniera decentrata, in diversi posti del mondo, allo scopo di espandere e consolidare il processo su scala globale, nel quale si cerchi la creazione di "quell'altro mondo possibile che i politici genocidi al potere pretendono di conculcare e che non permetteremo senza lottare".

(tradotto dal Comitato Chiapas "Maribel" - Bergamo)

Postato da: yabasta a 14:11 | link | |
ezln, forum sociale caracas

lunedì, 24 ottobre 2005

Si chiedono garanzie per l'attivista sociale e giornalista
ORDINANO AD AGENTI MUNICIPALI DI UCCIDERE CONCEPCION VILLAFUERTE

Tuxtla Gutierrez, Chis., 21 ottobre - È stato reso noto oggi che dei poliziotti municipali del municipio di San Cristóbal de Las Casas hanno ricevuto l'ordine di eliminare l'attivista sociale Concepción Villafuerte, vedova di Amado Avendaño.

Gli agenti che hanno ricevuto questa istruzione hanno denunciato il fatto e spiegato che anche loro sono vittime di abusi, minacce e ricatti da parte dei loro superiori.

In una lettera pubblica, i giornalisti del giornale La Foja Coleta - di cui Concepción Villafuerte è direttrice - hanno spiegato di aver ricevuto una denuncia da poliziotti municipali che hanno chiesto di conservare l'anonimato.

Questi dicono di temere per la propria integrità fisica e dei loro famigliari perché confermano di aver ricevuto anche "minacce di morte o di essere accusati di coinvolgimento nel narcotraffico".

Secondo gli agenti, all'interno della Direzione della Protezione Civica e Viabilità Municipale, organismo guidato da Mariano Rosales Zuarth, "accadono gravi crimini, come estorsioni, abusi, corruzione, traffico di clandestini, deviazione di fondi pubblici e violazioni dei diritti del lavoro ed umani degli impiegati ai livelli inferiori e delle loro famiglie".

Nella denuncia spiegano che Rosales Zuarth, "in stato di ebbrezza, ordinò ad una persona identificata solo come maggiore Levit, che investisse col suo veicolo, in modo che sembrasse incidente, Concepción Villafuerte, se lei fosse tornata a scrivere qualcosa su La Foja, o in qualunque altro giornale".

In questo contesto, giornalisti di San Cristobal de Las Casas hanno chiesto garanzie per salvaguardare l'integrità fisica di Concepción Villafuerte e sollecitato l'intervento immediato delle istanze federali e statali competenti per proteggere i querelanti ed indagare a fondo sui capi della Direzione di Protezione Civica e Viabilità Municipale.

(tradotto dal Comitato Chiapas "Maribel" - Bergamo)

Postato da: yabasta a 15:17 | link | |
repressione, violenze, concepcion villafuerte

giovedì, 13 ottobre 2005

Dopo la tempesta arriva... l'altra tempesta

"e a forza di sommare le nostre debolezze
saremo i più forti del mondo,
della storia e delle lotte della ragione"

Roque Dalton

Ottobre 2005

Mi auguro tu stia bene. Noi così così, ci stiamo riprendendo poco alla volta dal naufragio e siamo preoccupati per i compagni della costa e in tutti gli stati colpiti.
Sicuramente gli/le aderenti alla Sesta che sono ancora asciutti, tenderanno i ponti per l'aiuto doveroso tra compagni e compagne. Quello che viene mostrato dall'alto non è che un drammatico spot pubblicitario e, quando non sarà più in prima serata, resteranno sepolte (come sotto l'acqua ed il fango) le storie delle omissioni, irresponsabilità ed inefficienze di governi statali e federale che non sono buoni nemmeno per fare spettacolo.

Dietro le immagini ed i suoni della catastrofe provocati dalla tormenta qui in basso, si insinua il programma di governo che, con diversi colori e sigle, si mantiene lassù in alto: trasformare il nostro paese in una gigantesca zona di disastro ed i messicani e messicane in una grande massa di disastrati, vittime propizie per l'elemosina mediatica ed istantanea (perché non bisogna nemmeno esagerare, dicono, dopo tutto la cosa più importante continua ad essere il processo elettorale).

Sai? È come se lassù in alto si avvertisse una certa disperazione. Come se il "rispettabile" pubblico fosse sempre più restio a consumare le notizie preconfezionate e transgeniche che gli vengono propinate una dietro l'altra: un elicottero che cade o che "vien fatto cadere" e la nota assenza di un funzionario la cui morte spegne quella di Miguel Ángel Mesino M. e di Tomás Cruz Zamora (quest'ultimo del Consiglio degli Ejidos e Comunità che si oppongono alla diga La Parota -CECOP).
Cioè, ci sono morti in alto e morti in basso. Quelli in alto meritano i titoli, notizie in prima serata, speculazioni. Quelli in basso... beh, quale migliore esempio di atteggiamento di quello del governatore del Guerrero, Zeferino Torreblanca (arrivato in carica con le sigle ed i colori del PRD) che ha chiesto "di non magnificare questi crimini". E, come poi dicono, non ci sono le "condizioni favorevoli": quando c'è la festa per la vittoria nel mondiale sub 17, arrivano le piogge a rovinare tutto e a ricordare che anche la disgrazia ha vocazione di classe e colpisce preferibilmente chi ha poco e lo perde.

Fox ha dichiarato che "dopo la tempesta arriva la quiete". Gli è mancato solo di chiedere di "non magnificare queste catastrofi". Adesso le notizie seguiranno un'altra strada, e nelle zone devastate si ricostruiranno in silenzio le reti di corruzione e complicità che assicureranno il ripetersi della storia. Ed i milioni di disastrati? Passeranno da argomento di informazione ad argomento delle campagne elettorali: "se votate per me, questo non si ripeterà... perché saranno altri a lucrare sulla vostra disgrazia".

Ma lassù non vedono che dopo la tempesta non arriva la quiete, bensì un'altra tempesta, una che arriverà dal basso verso l'alto, scuoterà questo dolore che chiamiamo Patria e le restituirà quello che aveva una volta: la dignità. E come leggera e debole brezza, forse appena una nuvoletta, "l'altra campagna" incomincia a levarsi da tutte le parti, dall'iracondo Suchiate fino al di là del Río Bravo.

Mi chiedi del problema dei compagni dell'IMSS, della campagna mediatica contro di loro (un giorno sono lavoratori "viziati" ed un altro giorno sono nazi "antisemiti") e della "altra campagna" rispetto a questo e ad altri movimenti.

Beh, nelle riunioni preparatorie abbiamo ascoltato le parole di alcune persone (in maggioranza donne) che sono in questo movimento: non ricevono nessun compenso per il loro lavoro politico, approfittano dei loro momenti liberi per organizzarsi, studiare e lottare per i loro diritti, sono più preoccupati per le generazioni future di lavoratori che per se stessi (sì, come nel movimento studentesco del 1999-2000) e ci hanno parlato con il cameratismo di chi si sa con lo stesso impegno. Recentemente ci hanno mandato alcuni scritti. Cosicché, da quanto capisco da quello che mi spiegano (e senza pretendere di sostituire la loro voce) della lotta dei lavoratori e delle lavoratrici dell'IMSS, a rischio di essere eccessivamente sintetico, posso dirti quanto segue:

- La logica di un'impresa statale o parastatale non è la stessa di un'impresa privata. Mentre a quest'ultima interessa solo il profitto ad ogni costo (arrivando fino al crimine), alla prima interessa il servizio sociale, cioè il servizio alla comunità (o così dovrebbe essere). L'impresa privata persegue il beneficio dell'impresario, quella statale o parastatale persegue (o dovrebbe perseguire) il beneficio della gente, del popolo, dei lavoratori, o come li si voglia chiamare.

- Lasciando da parte la questione se l'esistenza delle imprese statali o parastatali sia un palliativo allo scontento sociale, una forma di controllo, o una conquista della lotta sociale (per noi è, soprattutto, quest'ultima), chi vi lavora sono lavoratori e lavoratrici con diritti da conquistare e difendere di fronte ad un padrone, in questo caso lo Stato. Ergo, hanno diritto ad organizzarsi in sindacati, correnti sindacali, collettivi, gruppi, circoli o come si vogliano chiamare e come vogliano funzionare.

- Nel capitalismo attuale, l'affanno di profitto capitalista non si ferma davanti ai limiti dello Stato. Vuole tutto e subito. Per questo cerca di impadronirsi di tutto quello che genera o può generare profitti, incluso le imprese statali e parastatali. Questa compravendita della proprietà dello Stato è uno degli aspetti del neoliberismo e conta sulla complicità dei governanti (che da politici si sono trasformati in gerenti).

- La logica comune dei governi neoliberisti è: prendere un'impresa statale o parastatale; fare comunella tra i funzionari inetti e/o corrotti ed i leader sindacali corrotti e/o inetti per il saccheggio del patrimonio; renderla inefficiente e costosa; addurre che bisogna venderla affinché fornisca un buon servizio e sia competitiva; modificare o violare le leggi che ostacolano la privatizzazione; venderla; disfarsi dei lavoratori e/o delle sue organizzazioni; dichiarare che il paese cresce perché è cresciuto l'investimento straniero diretto "cosa che riflette l'alto tasso di fiducia che il Messico ha raggiunto su scala globale in un mondo sempre più competitivo" (infamia grammaticale a carico del governante di turno).

- In Messico, almeno dal sessennio di Miguel de la Madrid, i governi che si sono succeduti hanno fatto della privatizzazione la colonna vertebrale del loro progetto economico. I risultati si possono vedere: diminuiscono la quantità e qualità dei servizi, aumentano i prezzi, cresce la disoccupazione e diminuiscono i salari, aumentano i profitti degli impresari e si riduce il benessere sociale. Insomma: con questa politica sono sempre di più quelli che stanno peggio e sempre di meno quelli che stanno meglio.

- Da due decenni, l'Istituto Messicano della Previdenza Sociale (IMSS) è stato uno degli obiettivi principali dei governi neoliberisti. Da una parte si è portata avanti una politica di saccheggio e decapitalizzazione dell'IMSS per giustificare la sua privatizzazione. L'idea non è solo "svuotare" l'IMSS delle sue risorse, ma "trasferire" queste ai grandi capitalisti. Con l'approvazione delle Riforme alla Legge sulla Previdenza Sociale con cui si sono privatizzati i fondi pensione creando la AFORES, si è generato un profitto di 60 mila milioni di pesos, che sono andati a colmare le casse delle grandi banche che oggi sono ormai nelle mani del capitale finanziario internazionale. Si è ridotta del 33% la quota padronale nella previdenza per malattia e maternità. Inoltre, invece di investire nella conservazione e modernizzazione del personale dell'IMSS, sono stati trasferiti ad ospedali privati servizi medici come le ambulanze, chirurgia e laboratori clinici (cioè, si finanziano con denaro pubblico le imprese private). In aggiunta si è avuto quanto segue: diminuzione del salario fino al 70%; precarietà del lavoro; riduzione del bilancio; aumento degli stipendi e delle prebende degli alti funzionari; esenzione ed evasione tollerata delle quote dei padroni.

- Con le riforme della Legge sulla Previdenza Sociale approvate nel 2004, si violano la Legge Federale sul Lavoro ed il Contratto Collettivo di Lavoro perché si stabiliscono due regimi lavorativi: uno per chi già lavorava prima della riforma ed un altro per chi è arrivato dopo. Per gli ultimi ci sono condizioni di pensionamento peggiori rispetto ai primi.

- Tutto questo ci descrive la politica consapevole degli impresari, dei politici e dei burocrati dei sindacati gialli, per decapitalizzare l'IMSS e dargli il colpo finale e portare a termine la privatizzazione dei servizi medici pubblici.

- Questo non va solo contro chi lavora nell'IMSS, ma anche contro tutti i lavoratori e le loro famiglie.

- I lavoratori e le lavoratrici che lottano, nell'IMSS, contro questo piano di distruzione vogliono: riportare la riforma al 2004, non permettere l'esistenza di due tipi di rapporto lavorativo, fare un'inchiesta sulle finanze dell'IMSS per scoprire gli affari sporchi delle successive gestioni, realizzare mobilitazioni per evitare che i sindacati gialli tradiscano gli accordi, difendere l'IMSS e le istanze dei lavoratori, preparare uno sciopero nazionale se non si farà retromarcia col piano neoliberista, aumento salariale del 10% e destinare il 50% delle entrate petrolifere eccedenti al rafforzamento finanziario dell'IMSS.

- La lotta dei lavoratori dell'IMSS non è altro che la difesa della salute, della previdenza sociale, dei diritti del lavoro, dei contratti collettivi e dei sindacati.

- Come c'era d'aspettarsi, questo movimento è stato oggetto di un'autentica campagna di discredito sui mezzi di comunicazione. L'argomento comune è che i lavoratori dell'IMSS, ed i pensionati in regime IMSS, sono lavoratori "privilegiati" per quanto riguarda le pensioni. Un pensionato in regime IMSS riceve circa 22 mila pesos all'anno (meno di 2 mila pesos al mese – circa 150 euro), mentre il governo di Fox mantiene i veri "privilegiati": le banche (nel sessennio del "cambio" intascheranno circa un miliardo 400 mila milioni di pesos per il servizio riguardante il debito); gli ex-presidenti (sono 4 e ricevono circa 45 milioni di pesos all'anno ognuno - cioè più di 2 milioni di pesos al mese – più di 150.000 euro); i ministri della Corte Suprema di Giustizia della Nazione (più di 133 milioni di pesos all'anno per ognuno dei vivi o per le vedove - cioè più di 10 milioni di pesos al mese – più di 750.000 euro).

In sintesi: questi compagni e queste compagne dell'IMSS sono riusciti a lanciare una lotta intelligente e degna che frenerà l'offensiva privatizzatrice dell'alto. D'altra parte, i sindacati gialli non avranno vita facile: se si metteranno dalla parte dei lavoratori saranno inutili per la confindustria ed il governo; se si metteranno dalla parte dei padroni saranno inutili per i lavoratori. E, a ben vedere, anche a questo servono movimenti come questo: a dimostrare l'inutilità dei sindacati gialli aldilà del folclore per turisti distratti.

E se il governo non si pone un freno ed insiste nell'imporre la sua volontà privatizzatrice, allora dovrà affrontare non solo lo sciopero dell'IMSS, ma anche l'appoggio che tutt@ l'altra campagna in generale e noi, dell'EZLN in particolare, offriremo come compagni quali siamo.

Del resto, che ti posso dire: l'altra continua a crescere (il 2 di ottobre c'erano già 64 organizzazioni politiche di sinistra, 118 organizzazioni indigene, 197 organizzazioni sociali, 474 ong-gruppi-collettivi e 1.898 singoli individui), lentamente ma inesorabilmente, incominciano ad arrivare le valutazioni sulla plenaria, le opinioni sui 6 punti di definizione e le proposte (alcune includono una dieta per calare di peso) per il primo viaggio dell'agente X.

Noi crediamo che presto si supererà l’affanno di autodepurarci, appena incominceremo a camminare, e passerà la fase di scambiarci "ismi" (a volte come elogio e a volte come insulto) quando si riuscirà a capire che essere di sinistra nel Messico di oggi è stare, per lo meno, non al centro, ma a sinistra della destra. Non so esattamente che cosa accadrà, ma credimi, il risultato non sarà una sinistra gradita alla destra, cioè sarà un'altra sinistra.

Ora ti saluto. Non smettere di scrivere perché a volte camminiamo anche nelle parole.

Bene. Salute e che continui a crescere il vento che siamo.

Dalle montagne del Sudest Messicano
Subcomandante Insurgente Marcos
Messico, Ottobre 2005


(traduzione del Comitato Chiapas "Maribel" - Bergamo)

Postato da: yabasta a 22:06 | link | |
comunicati ezln

mercoledì, 12 ottobre 2005

COMMERCIO EQUO E SOLIDALE

Questo non vuol essere un annuncio pubblicitario bensì fornire un piccolo aiuto verso le comunità chiapaneche.
Chiedo agli amici e compagni che frequentano questo blog un "piccolo" favore per la diffusione dell'iniziativa e il link sottostante.

Ringrazio anticipatamente della collaborazione.



Bambola educativa che racconta la nascita di un bimbo/a e l'allattamento al seno.
Fatte a mano dalle donne indigene della comunità di Chenalhò, Chiapas, Mexico.
Fa parte del commercio equo e solidale.

Per informazioni e prenotazioni (le bamboline vengono vendute al prezzo di 15 euro):
Paola Crova
(Responsabile Progetto Chiapas di Peace Games)
tel: 339.6529078

http://www.peacegamesuisp.org/bambolinechiapas.php



I nomi delle donne che producono le bamboline:

LUCIA PEREZ SANTIZ
MARIA ESPERANZA GOMEZ PEREZ
MARIA DIAZ PEREZ
MARIA PEREZ PIGUIX
ROSA SANTIZ PEREZ
MARIA RUIZ PEREZ
GLORIA RODRIGUEZ ORTOÑES
MARTA SANTIZ GOMEZ
MARIA DIAZ LOPEZ
JUANA RUIZ SULIANO
JUANA SANTIZ PEREZ
MARIA PEREZ JIMENEZ
MARCELA GOMEZ PEREZ
CECILIA ORTIZ DIAZ
LUCIA DIAZ CHICARIO
ANITA ORTIZ DIAZ
ROSA DIAZ PEREZ
MARIA DIAZ PEREZ
ROSA DIAZ PEREZ
JULIA SANTIZ DIAZ
ROSALINDA PEREZ DIAZ
ROSAMARIA ORTIZ DIAZ

Postato da: yabasta a 22:36 | link | |
solidarietà, commercio equo solidale

martedì, 04 ottobre 2005

"Il governo non può domare la delinquenza, perché loro stessi la proteggono"
Ex-comandante: la polizia comunitaria è stata la migliore di tutte

Capulin Chocolate, Marquelia, Gro - Nel suo decimo anniversario il Sistema Comunitario di Sicurezza, Giustizia e Rieducazione, SCSIJR, della Costa-Montaña del Guerrero affronta, tra le altre sfide, quella di migliorare la sicurezza dei detenuti per evitare fughe sospette; reincorporare le donne, la cui partecipazione è stata scoraggiata dal machismo delle nuove autorità del sistema; rivedere il regolamento interno, per aggiornare le sue attività per ciò che riguarda la giustizia in generale, incorporando la giustizia agraria e per far sì che non si violino i diritti umani dei detenuti.

Ed anche per dare slancio ai progetti che ha in campo economico per riattivare la partecipazione della gente che abita le 62 comunità che la compongono.

Sulla partecipazione delle donne al sistema di giustizia, Carmen Ramírez Aburto, tlapaneca, ha spiegato che nel 1999 i commissari del coordinamento avevano invitato le donne di tre collettivi quando hanno incominciato a presentarsi casi di reati commessi da donne, tra i quali un infanticidio ed un adulterio con abbandono di due minorenni.

Sono state cinque le donne designate dall’assemblea per appoggiare i commissari, ma ne rimangono solo più tre in attivo, tlapaneche, perché della zona mixteca non ci sono "quasi problemi ed è un problema invece stare qui perché a volte i parenti dei detenuti ignorano i delitti commessi dai loro famigliari. C'è stata inoltre discriminazione nell'ufficio da parte dei comandanti, non tanto dei commissari, perché ti dicono ‘va bene che tu sia stata nominata allora, ma l’incarico non ti è stato rinnovato’, allora non hai voce in capitolo. Ma noi nonostante questa discriminazione, abbiamo dimostrato che sappiamo e possiamo stare nel progetto".

Nell'ultima assemblea per la modificazione del regolamento interno del Coordinamento Regionale delle Autorità Comunitarie (Crac) hanno proposto pure un nuovo paragrafo affinché ci possano essere dei poliziotti comunitari donne, cioè che ci sia un gruppo femminile, "perché non è la stessa cosa che ci sia un poliziotto uomo o donna con una detenuta: noi abbiamo altre necessità".

Ha aggiunto che ha parlato con commissari e comandanti, "ma è difficile far finire il machismo". Lei se n’è andata da un po' perché è morta una delle sue figlie, ma ha lasciato detto che quando ci fosse bisogno, lei è sempre disposta a collaborare. "Non ce ne stiamo andando, al contrario, sto invitando più donne a collaborare".

In Capulín Chocolate, comunità afro-meticcia che si è unita alla comunitaria nel 1997, il commissario ejidale, Fulgencio Castro Sánchez, ha detto che "la delinquenza è scesa del 90 per cento: prima ogni giorno o una volta alla settimana come minimo c'erano degli assalti. Ora non ce ne sono dal ‘97".

La comunità ha un gruppo di 10 poliziotti e lui ne è stato il comandante per quattro anni. "Per noi la comunitaria è meglio del governo militare o dell'AFI che stanno accompagnando la droga, e della ministeriale che sono solo bravi a spaventare i contadini e quando vedono uno gli sparano. Il governo non può domare la delinquenza, perché loro stessi la proteggono".

Due volte gli è toccato accompagnare i detenuti in riabilitazione a lavorare nelle comunità: la prima volta hanno pavimentato 75 metri di strada ed ora ce ne saranno altri 50. Ai 13 detenuti due persone della comunità danno da mangiare a pranzo ed altre due a cena e l’incarico ruota tra le 87 famiglie del paese.

C’è stato possibile conversare coi 13 detenuti in rieducazione. Solo tre di loro: Alfonso Vázquez Pastrana (di 22 anni, oriundo di Tlacotepec), Mario Ronches (di 30 anni) e José Flores García (di Chilpancingo), che sono accusati di furto di auto, hanno dichiarato di esser stati picchiati durante la loro detenzione. Ronches ha detto che dopo l’arresto "ci bendarono ed ammanettati ci tirarono in un ruscello. Mi misero una borsa sul viso, mi mettevano una pistola vicino all'orecchio e sparavano. Ci accusano del furto di due camioncini. Loro dicono che siamo colpevoli e siamo qui", si è lamentato.

Rispetto a quanto sopra, il commissario della CRAC, Zósimo Avilés Mendoza, intervistato in San Luis Acatlán, ha detto: "I detenuti ladri d’auto avevano rubato delle camionette alle 2 di notte in El Rincón, li hanno presi alle 3 e 20 circa in Tres Marías in un operativo coordinato con la polizia preventiva di Malinaltepec. È stata la preventiva quella che li ha fermati, quella che li ha arrestati. Quelli della comunitaria li hanno presi in consegna e li hanno portati a Tres Marías. Al comando, io sono arrivato alle 5 circa a Tre Marías e li ho interrogati senza fare nessuna pressione".

Ha spiegato che allora era cominciato il tira e molla, perché ha chiesto ai preventivi di Malinaltepec che li portassero a San Luis Acatlán, all'ufficio della comunitaria. "Loro hanno risposto che li dovevano mettere a disposizione del sindaco di Malinaltepec, su istruzioni ricevute per radio dal presidente municipale. Io glieli lasciai e vidi quando arrivò un altro gruppo di preventivi, che li tirarono fuori bendati e li fecero salire su di un veicolo; alla mezz'ora li riportarono a Tres Marías, al comando e li mettono in prigione. Noi ritorniamo, io scesi in El Rincón".

Ma alle 2 del pomeriggio sono arrivati i padroni delle camionette rubate, hanno chiesto di parlare col commissario. Lui ha detto che poteva parlare con loro solo nell'ufficio di San Luis, davanti agli altri commissari e comandanti. Nell'ufficio gli hanno chiesto che il furto passasse alla polizia comunitaria, "perché se passano i ladri d’auto al Ministero Pubblico li liberano subito. Allora siamo andati dal presidente di Malinaltepec, che ha detto che ‘se i danneggiati volevano risolvere il problema con la Crac, avanti... io dei colpi non so nulla’", così ha commentato Don Zósimo.

Da parte sua, la segretaria della Crac, Isela Rodríguez, presente all'intervista, ha detto che tre dei detenuti hanno detto che sono stati i preventivi a picchiarli. Don Zósimo ha aggiunto che avrebbero steso una relazione completa delle dichiarazioni fatte dai detenuti ai comandanti della comunitaria, anche perchè in queste "c’è l’identificazione del loro padrone di Tierra Colorada che li aveva mandati a rubare. In Marquelia ci sono state 12 denunce di furto e si è solo presentato uno di Ayutla: è per una camionetta Nissan".

Il commissario Cirino Plácido Valerio ci ha detto che è stata inviata una lettera di protesta al presidente municipale di Malinaltepec, sollecitando che si chiarisca questa denuncia di torture, perché altrimenti non continueranno più le operazioni coordinate con poliziotti di quel municipio: "A noi non conviene che ci accusino di violare i diritti umani per azioni commesse da altri", ha dichiarato.

Rispetto alla fuga di 13 carcerati di circa tre mesi fa, il commissario Avilés Mendoza ha spiegato che si sta investigando per chiarire i fatti, perché c’è chi dice che i carcerati "l’hanno fatta in barba ai poliziotti comunitari di Tierra Blanca, agli otto poliziotti. Dicono che stavano vigilando i carcerati mentre facevano il loro lavoro, ma sono entrati nel commissariato perché era incominciato a piovere e misero i carcerati in una cella, ma quando i poliziotti sono tornati, i carcerati avevano forzato già la porta.

Io ho camminato in montagna due giorni con l’operativo per cercarli, per sapere la verità. Abbiamo tenuto agli arresti per 15 giorni i poliziotti di Tierra Blanca per irresponsabilità ed ora stanno per liberarli però l’investigazione continua. Vogliamo che si chiarisca la fuga e fermare gli evasi, perché altrimenti dicono che noi commissari abbiamo accettato del denaro. Stiamo per arrestare i latitanti da un momento all’altro. Abbiamo fatto rapporto sulla loro fuga al pubblico ministero regionale di Ometepec, così se li fermano loro che li giudichino, se li riprendiamo noi li giudicheremo per i reati commessi più la fuga e la sanzione sarà più servizio nelle comunità e ancora altre conversazioni di rieducazione".

Per celebrare il suo decimo anniversario, la Crac ha convocato organizzazioni sociali, indigene, politiche, produttive, intellettuali, "studenti progressisti e popolo in generale" ad un incontro nazionale dal 13 al 15 ottobre in Pueblo Hidalgo, municipio di San Luis Acatlán. Ci saranno cinque tavoli di discussione per trattare i seguenti temi: sicurezza e giustizia, progetti alternativi, accordi di San Andrés, sovranità alimentare, produzione e commercio equo, difesa della sovranità nazionale, partecipazione della donna e costruzione popolare di un nuovo progetto di nazione.

(tradotto dal Comitato Chiapas di Torino)

Postato da: yabasta a 10:20 | link | |
chiapas, carcere